lunedì 18 novembre 2013

Dov'é finita l'anima?

Parlare della morte dell’anima non è poi così complicato. Ognuno di noi ha un’immagine chiara dell’anima. E’ sicuramente qualcosa che vive con il corpo, anche se poi – quanto alla sopravvivenza dell’anima o alla sua reincarnazione o al suo penetrare in un deserto oscuro chiamato sheòl – filosofie e dottrine sull’anima non dicono la stessa cosa.
Ma la morte dell’anima è una pre – morte quando l’anima è nascosta, imbavagliata, ferita, soffocata mentre il corpo vive. O ( forse) il corpo sopravvive. Lo psicologo Ezio Aceti ha incontrato al liceo scientifico Redi di Arezzo professori e studenti. Un ragazzo gli ha chiesto: Ma perché, dottore, queste cose non ce le dite più? Perché voi adulti ci avete abbandonato?». Sorprendente, no? Eppure Aceti aveva solo parlato di sessualità, però in modo nuovo. Aveva “ osato “ dire che nella gran parte dei casi si punta sulla tecnica, su cosa si può fare con il proprio corpo, come evitare gravidanze indesiderate. Dati tecnici sulla riproduzioni e gli organi sessuali. Cos’è invece la sessualità? Più che un linguaggio del corpo, è il linguaggio di tutta la persona. L’espressione autentica di quel che si è dentro. Ed è impossibile separarla da quel che si è fuori».
Mi sono rallegrato e( lo confesso) un po’ inorgoglito. Anch’io ai miei ragazzi di terza liceo ( l’anno della maturità) parlo nello stesso modo e inizio il programma di bioetica proprio con una comunicazione sulla corporeità, sulla sessualità, sulle sue ricchezze, le sue potenzialità comunicative, i suoi rischi. Se non c’è un’anima. Alla giornalista Nicoletta Martinelli, Aceti ha sintetizzato con una frase direi eccellente il pensiero sano sulla sessualità:” L’umano. Gli adulti devono tornare a insegnare ai figli che l’essere umano è relazione, e che la relazione è legame. Che il vero genera gioia e il falso tristezza. E che è sempre possibile ricominciare”.
Le mamme delle baby squillo dei Parioli a Roma non ce l’hanno fatta. Abbiamo visto ragazze che si fanno oggetto per possedere sempre più oggetti. E’ per caso falso dire che tutto questo è l’estrema conseguenza dell’urlo in piazza: “ Io sono mia”? Gli adulti come me non l’hanno dimenticato. Servì – non in mano a donne che gridavano legittime istanze sociali ma in mano a politici che sfruttavano il facile consenso – a giustificare ogni rivendicazione “ femminista”, non ultima quella che portò all’approvazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Legge per nulla malvagia, peraltro, se solo le pubbliche strutture ( e la mentalità di chi vi opera) avessero cercato di mettere in pratica il dettato del primo articolo: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”.
Oggi quell’” io sono mia” – consapevolmente o meno che sia – ha portato alla donna-oggetto, alla ragazza – oggetto. All’uso di un corpo scisso dall’anima. All’assoluto del corpo. Assoluto deriva da ab – solutus, qualcosa di “ sciolto da”. Da vincoli, da regole, da dogmi ( e fin qui si può capire) ma anche da modelli, da valori, da finalità, da un progetto, insomma. Dov’è finita l’anima? Altra domanda: dov’è finito il padre? Il padre é il primo uomo della propria figlia. E’ il primo uomo che la preferisce. Il primo che la contempla, la abbraccia. Ma la contempla non come oggetto bensì come valore. E’ il suo compagno benefico. Insieme alla madre è il suo traghettatore dal narcisismo al dono di sé, del proprio corpo, appunto, che mai è senza l’anima. E’ troppo tutto questo? Appartengo ancora alla schiera di quelli che si spezzano per dire queste cose ai ragazzi e ai loro genitori.
Dov’è finita l’anima? Forse non è scomparsa, è stata processata dalle ideologie e attualmente si trova nelle loro prigioni. Come l’ideologia che ha portato il Tribunale dei minori ( questo va sottolineato) ad affidare ad una coppia omosessuale una bambina di tre anni. Provvedimento innocente, dettato da necessità impellenti, dall’urgenza di dare a una bimba due genitori prima possibile, perché soffrisse meno la solitudine? Tanti ne dubitano, e ci mancherebbe. La diversità sessuale fa problema? Superiamola con l’ideologia. L’anima invece è psuchè, vi sono legate le stupende immagini della prudenza, della saggezza, della temperanza, della lungimiranza ( che non è la conservazione). L’ideologia è un’altra cosa, anche quando la realtà parla con estrema chiarezza.
Anche la preside del liceo Mamiani di Roma è probabilmente finita in una centrifuga di idee poco chiare. O, forse, fin troppo chiare. Afferma candidamente :” L'ho fatto con naturalezza, mi sembrava una cosa assolutamente normale". Genitore è chi si occupa del ragazzo, dice lei, questa è una società con famiglie allargate, dice ancora. Dunque d’ora in poi “ Genitore 1” e “ Genitore 2” sostituiranno padre e madre. E perché non genitore 3 e genitore 4, visto che si può avere un figlio ricorrendo allo sperma e all’ovulo di alcuni “ donatori”? E perché non genitore 5, visto che l’utero in affitto - ovvero l’incubatrice umana che costa per contratto intorno agli 8000.00 euro – è già una realtà? L’anima saluta da lontano, da molto lontano. Chiedo spesso ai miei alunni: ma bisogna proprio essere religiosi  cattolici per pensarla così? La risposta me la dà Gilbert Keith Chesterton: La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. (…) Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro».

2 commenti:

  1. Ciao don Paolo. Ti lascio questo commento. Daniele

    E’ stato un capriccio della notte
    a far sparire l’anima nelle sue pieghe,
    le ore lunghe e i brevi sogni,
    sono stati loro ad ingannare la mente.
    Un paesaggio invernale,
    fermo nella sua vita di gelo,
    sferzato dal freddo dei rantolii
    di chi vi affanna anche guardando,
    l’anima l’ha trovato, fuori dal cuore.
    Chi cerca chi? Il cuore ha perso l’anima,
    per sua volontà l’ha cacciata,
    l’anima non trova come ripararsi.
    Notte e gelo fanno compagnia,
    poco prudente allontanarsi.
    Si cercano, si avvicinano,
    si allontanano, fingono il buio.
    E’ la superbia della notte,
    quella più buia, che li allontana,
    neanche il chiarore del gelo
    aiuta a distinguere.
    Forse farà giorno e, via il buio,
    quel capriccio della notte sarà accontentato,
    smetteranno di cercarsi
    e sopravvivranno ad ogni gelo.

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  2. Grazie Daniele davvero un bel commento! L'hai scritta tu? Comunque sia grazie, speriamo che il capriccio della notte non affascini molti

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