mercoledì 18 dicembre 2013

E' Natale, si può fare di più...


E’ Natale è Natale si può fare di più..è l’incredibile tormentone TV che ci viene ormai propinato da 3 anni come pubblicità di un prodotto dolciario. Quest’anno, poi, peggiorato dall’allucinante immagine di un bambino che, affacciato alla finestra di sera, soffia sullo zucchero di un pandoro socchiudendo gli occhi, in una sorta di atteggiamento mistico New Age, come se si mettesse a canalizzare un rapporto con un’entità misteriosa..sarà babbo Natale? Largamente probabile!

A Natale – sembra dire la canzoncina – siamo o dovremmo essere più buoni, perciò si può amare di più. A Natale puoi! Puoi cosa? Amore è un parola-ombrello, sotto la quale si può far entrare ogni cosa. Proprio per la sua attitudine a prestare il fianco ad ogni interpretazione – e per la sua scontata e insostenibile retorica – ormai anche alcuni preti fanno attenzione a usarla con parsimonia. Che cos’è l’amore? E perché a Natale si ama di più? A  Natale invece – tra gli altri - c’è un tormento addirittura maggiore della succitata canzone. E’ quello di “ doversi” ritrovare tra parenti con i quali non si parla da mesi o da anni e “ doverci” parlare a tutti i costi. Con la tecnica dell’alternanza: a Natale da me, a santo Stefano da te! Se devo dirla tutta,. Mi sta più simpatico Panariello che ringrazia la vicina, insistendo con una comicità davvero autentica, di avergli regalato a Natale nientemeno che la custodia del cellulare. Ma non doveva signora, non doveva! L’ironia – come sempre – seppellisce le retoriche di tutti i tempi.

Forse l’amore parte dalla speranza, almeno se crediamo che siano messe in fila bene le tre virtù teologali della fede cattolica: fede, speranza e carità. Papa Francesco è un segno di speranza davvero forte. E’ un segno, anzitutto. Francesco usa il linguaggio dei segni. Abbraccia, bacia con passione, tende la mano, alza la voce, ride, punta il dito quando è necessario. Il suo corpo è una mimica straordinaria, che dice ancor più delle sue parole, che già dicono tanto. E’ uno dei pochi segni di speranza in questo mondo e in questo tempo. Persino il Time ( che appunto significa  “ Tempo”) gli ha dedicato la copertina come uomo dell’anno.

Chi direbbe che una riforma è espressione di amore? Ebbene, lo è! Francesco, per amore, ovvero per dedizione, passione, con vero sacrificio( quel sacrificio nel quale si paga di persona) sta riformando la Chiesa. La riforma anzitutto dicendo cose che pochi avevano il coraggio di dire. L’altro giorno, a santa Marta, ha ricordato che “ dove manca nella Chiesa lo spirito di profezia, c’è spazio solo per il clericalismo”. Già dialogando con Eugenio Scalfari aveva affermato: “Capita anche a me, quando ho di fronte un clericale divento anticlericale di botto”. Ecco, questo è amore, per esempio,. Avere il coraggio di dire la verità e di esporsi per essa. Un Papa che si dice anticlericale non s’era davvero mai sentito.

Non solo lo dice ma anche lo scrive. La “ Evangelii gaudium”, il suo ultimo documento rivolto ai credenti sullo spirito giusto per annunciare il Vangelo, fa più di un riferimento a quei personaggi che sembrano ( e sono) convinti come il fariseo di non aver nulla da imparare al riguardo. Alcuni di questi sono i preti. Francesco, dal n. 135 al n. 153, scrive ai preti ( e a chi, sennò?) come si prepara, come ci si appassiona, come si comunica un’omelia. Ecco il bello di questo papa. Conosce la concretezza delle cose, sa bene che tormento sia per i credenti praticanti ( ancora il “partito” più forte in Italia) ascoltare certe “ spiegazioni” del Vangelo. E sembra dire: per avvicinare i lontani, per favore, non perdiamoci i vicini.

Segno di speranza per un mondo affaticato. Come lo è stato Nelson Mandela, anch’egli un potente rimasto povero in mezzo ai poveri. Uno che mai si è dimenticato da dove proveniva. Anch’egli ha amato la sua gente e non a Natale. Amare i poveri, questo si che è amore. Ai bambini delle varie pubblicità natalizie , pagati per fare demenziali figure, lo si potrebbe insegnare. Proprio Nancy Gibbs, che sul citato “ Time” ha spiegato il motivo dell’assegnazione del premio al Papa, cita una sua frase:” Senza rendercene conto, ci ritroviamo incapaci di provare compassione per i lamenti dei poveri; di soffrire per le altrui sofferenze; di sentire il bisogno di aiutarli. Per quanto tutto questo possa essere responsabilità d’altri, la cultura della prosperità ci ha resi sordi a tutto.     

La solidarietà – quella di chi riesce ancora a guardare il futuro e non si arrocca nel culto del presente – è ciò che muove ancora tante persone che non fanno notizia nel mondo globale, assatanato di sciocchezze addirittura offensive ( come quella che ci annuncia che Brad Pitt ha ricevuto dalla moglie in regalo, per il suo 50° compleanno, un’isola vicino New York, pagata 12 milioni di dollari). L’unica reazione a simili scemenze la vedo in chi si affatica ogni giorno con 12 milioni di sforzi, come alcuni adulti della mia parrocchia, che hanno creato “ la banca del tempo”, altri che versano volontariamente e fiduciosamente soldi su un fondo di solidarietà con cui aiutiamo tanta gente che non ce la fa più, altri che cucinano pasti e li vanno a portare ai senza fissa dimora , cui si aggiungono i meravigliosi ragazzi che per due giorni davanti ai supermarket della Balduina hanno fatto la spesa per i poveri. Stile banco alimentare. E tutto con le semplici forse di una comunità cristiana, che vive in un quartiere prevalentemente di anziani.

E’ questa speranza – che la gente riacquista quando vede che non tutti sono omologati e adoratori del dio benessere – che rimette in piedi ogni volta un mondo che scivola. E’ la speranza del Natale e di sempre. Speranza per tutti, per chi crede in Dio o per chi crede che il mondo non può essere rovinato dal male e dalla stupidità.  

Certo che a Natale si può fare di più! Senza soffiare sullo zucchero del pandoro ma soffiando via il proprio egoismo, che già ha iniziato a ricadere pesantemente su di noi, proprio perché abbiamo dimenticato che i beni della terra sono destinati a tutti.