martedì 14 gennaio 2014

Quanta retorica!


Quanta retorica intorno a papa Francesco! E’ la retorica dei mass media normalmente ignoranti ( voce del verbo ignorare uguale a non sapere) che ovviamente rischia di nuocergli e di dare fiato ai suoi non pochi nemici. Domenica scorsa la notizia che Francesco abbia battezzato il figlio di una coppia sposata civilmente ha riempito le pagine. Un grande segno di apertura, titolavano in tanti. Senza sapere ( ovvero ignorando) che non solo decine di preti battezzano ogni sabato o domenica figli di coppie in situazioni ritenute irregolari dalla Chiesa ma anche che il motivo di questa prassi è dato dall’essere il Battesimo un bene oggettivo della persona cui viene dato, la quale viene accolta nella Chiesa a prescindere dal grado di appartenenza alla Chiesa stessa dei suoi genitori. Potrebbe infatti la Chiesa negare il Battesimo a un bambino o a un ragazzo o –come spesso avviene – a un adulto consapevole solo perché i suoi genitori hanno fatto una scelta diversa da quella cristiana? Ma, si sa, ormai tutto quanto fa il Papa sembra una novità straordinaria e questo è falso sotto due aspetti. Primo perché spesso non c’è niente di nuovo. Secondo perché questo ritornello lo fa apparire come un “ progressista“ acceso e indifferente alla tradizione, il che non è vero, o non è sempre vero e inoltre danneggia la sua immagine di uomo equilibrato, che con pazienza sta tentando una riforma della Chiesa senza per questo allontanarsi dalla fede o da quella prassi che, pur non essendo dottrina, fa progredire la Chiesa attraverso il “ consensus fidei” dei credenti.

Certo, riguardo al Battesimo ( così come per la Cresima) occorrerà  prima o poi risolvere il problema dei “ padrini”. Attualmente non possono svolgere questo compito coloro che hanno situazioni di coppia ritenute non canoniche dalla Chiesa. E’ vero che alcune situazioni non permettono di ricevere i sacramenti ma non è detto che chi le viva non abbia mantenuto la fede e non possa svolgere – al pari di chi è regolare – la funzione di garanzia del cammino di fede di un bambino o di un ragazzo. Vedremo se su questo il prossimo Sinodo dirà una parola.

Altro sgolamento dei mass media è sulla scelta dei futuri 19 cardinali. Il Papa sceglie autonomamente chi creare cardinale, facendosi ovviamente consigliare. La geografia dei nuovi cardinali non dice alcunché di nuovo. Pochi europei? Ce ne sono addirittura 8 e 5 sono italiani. Questa favola di un papa Francesco anti- europeista e tutto direzionato verso il “ terzo” mondo appare più divertente di quella di Biancaneve. Proprio perché Francesco viene da quel mondo non europeo, conosce bene i problemi di quella parte di Chiesa, che soffre in parte i drammi della secolarizzazione simili a quelli dell’Europa, in parte problemi legati all’annuncio della fede in un mondo ancora segnato da antichi paganesimi, in parte ancora questioni legate alla fedeltà dei sacerdoti al celibato. Ciò che appare veramente nuovo è la lettera che Francesco ha scritto ai futuri cardinali invitandoli cordialmente a evitare ogni mondanità per l’occasione. “Fa’ in modo che questo sentimento sia lontano da qualsiasi espressione di mondanità, da qualsiasi festeggiamento estraneo allo spirito evangelico di austerità, sobrietà e povertà.” Queste sue parole meritano davvero l’Oscar! Se si pensa che tuttora la visita, che amici e devoti dei nuovi cardinali fanno agli stessi subito dopo il concistoro, si chiama – con un termine terribilmente arcaico – “ visita di calore”. Luigi Accattoli ha scritto sul Corriere del 13 gennaio  che Francesco, nella scelta dei suoi collaboratori, “ rompe le cordate”.Ha scritto: “Bergoglio ama sparigliare i giochi della nomenklatura ecclesiastica, in particolare di quella italiana che è la prima al mondo per numero e ambizioni”.  Credo abbia voluto  comunicare che il Papa non ha scelto i cardinali che alcuni ( anche se non tutti) si aspettavano. D’altronde il cardinalato è sempre stato legato alla persona, ai suoi meriti individuali, a prescindere dall’incarico che essi ricoprono. L’idea che esistano diocesi “ cardinalizie” o posti cardinalizi a tutti i costi è idea non suffragata dalla tradizione e apparentemente entrata nella prassi cattolica da non più di una cinquantina d’anni. E’ questo infatti che crea le cordate. Che un vescovo si accaparri diocesi impegnative e grandi o incarichi curiali, dove magari va certo del futuro cardinalato, è questo che forse Francesco vuole abbattere. E sembra muoversi in questa linea. Il Papa ovviamente comanda. Sceglie persone di sua fiducia, non promuove persone che questa fiducia non gliela ispirano. Non c’è nulla di strano in questo atteggiamento. Forse qualcosa di diverso rispetto al predecessore c’è. Benedetto delegava probabilmente di più, come si addice a un teologo, uno studioso che naturaliter sta sui libri. Nessuno dimentica quanto profonde e efficaci fossero le catechesi di Benedetto, sebbene per comprenderle fosse necessario a molti rileggerle e meditarle. Francesco sembra più presente, avendo ereditato situazioni pesantissime, causate forse anche da un vuoto di governo. Appare più spontaneo nel parlare e sicuramente lo é. Sta molto al timone. Come ogni gesuita, ascolta molto, discerne e poi decide. Certo, chi si sente “ escluso” potrà non amarlo tanto. Ma qualunque credente, qualunque uomo abbia a cuore il bene della Chiesa, anche partendo da posizioni laiche di non appartenenza, non può che apprezzare l’enorme fatica che sta facendo. E per la quale, più che retorica, sono necessari accettazione e consenso.