martedì 15 aprile 2014

Davvero una grande vittoria


Più o meno così l’hanno titolata diversi giornali di grande tiratura.La grande vittoria sarebbe che la Corte Costituzionale ha dato l’ennesimo colpo alla legge 40 sulla fecondazione assistita, permettendo ( dunque dichiarandone incostituzionale il divieto) la fecondazione eterologa. Per intenderci, si potrà d’ora in poi fare un figlio in provetta andando a comprare lo sperma alla banca dello sperma e l’ovulo alla banca dell’ovulo. In pratica, Francesco sarà figlio di Marcella ( sua madre biologica) e di Alberto ( suo padre giuridico ma non biologico, perché quello biologico sarà il signor X, in tutti i sensi, perché non si saprà mai chi è). Franceschino però potrà essere figlio anche di Marcella e Alberto, suoi riconosciuti genitori, ma biologicamente del signor X e della signora Zeta ( non Zita) ovvero di una mamma anch’essa mai riconosciuta poiché la coppia potrà accedere non solo alla banca dello sperma ma anche a quella dell’ovulo. Basta così? Neanche per sogno! Potrebbe anche, in questa graziosa  operazione, esserci “ la madre in affitto”, ovvero un donna che si impegni – ben pagata a meno che con le nostre tasse non dovremo pagarla anche noi – a portare a termine la gravidanza e poi a restituire il bambino ai “ genitori”. Il nostro mitico Francesco sarà così figlio di Marcella, Alberto, signor X, signora Zeta e dell’utero di ..Priscilla ( chiamiamola così, mi gusta). Grande vittoria della scienza, davvero!

E grande vittoria del diritto! L’Italia è un paese nel quale il Parlamento, eletto dai cittadini, fa una legge e la Corte Costituzionale- collegio nel quale negli anni si avvicendano giuristi nominati dal Presidente della Repubblica o dallo stesso parlamento ( democrazia tuttavia indiretta) – la può cancellare un po’ per volta, come in una lenta tortura della goccia. Chissà perché la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza non è mai stata toccata dalla suprema Corte ed è ancora lì, in larga parte disattesa nei suoi primi due articoli, ovvero quelli nei quali non di aborto si parla ma di aiuto alle mamme in difficoltà,che lo Stato ( con le nostre tasse) dovrebbe dare per prevenire l’aborto. Aiuti nella prevenzione,ovvero i grandi sconosciuti!

E meno male che stavolta non hanno tirato in ballo papa Francesco! Dicendo che adesso – visto che si respira aria nuova nella Chiesa – sicuramente su una faccenda simile non ci saranno reazioni “ reazionarie”.

Infatti – guarda caso - Francesco ( non il figlio dei cinque genitori ma il Papa) ha appena ricevuto una delegazione dell’Ufficio cattolico per l’infanzia, ribadendo anzitutto il naturale severo giudizio verso alcuni “ sacerdoti – abbastanza, abbastanza in numero, ma non in proporzione alla totalità -  per il danno che hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini”. E ribadendo poi – ma questo i giornali l’hanno come dire un po’ tralasciato – “ il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva”.

Considerazione oramai ritenuta “ reazionaria”, visto che – nel giro di pochi mesi – la concessione della fecondazione eterologa permetterà con larga probabilità anche alle coppie di persone dello stesso sesso di avere bambini o, probabilmente, di adottarli.

E poiché nulla avviene a caso, abbiamo assistito in questi giorni al dramma della coppia che – avendo cercato di vincere la sterilità con una fecondazione “ omologa”, questa si concessa dalla legge 40 – si è accorta che gli embrioni creati in provetta e poi inseminati nell’utero della mamma non derivavano dal materiale genetico messo a disposizione dai genitori legittimi. Nell’omologa, infatti, almeno i genitori giuridici e i genitori biologici coincidono. Speculo sugli errori di un ospedale? Non direi. Mi limito a far notare che quello che Isabella Bossi Fedrigotti ha definito, sul Corsera, “ l’ostinato desiderio di paternità e maternità” porta proprio a conseguenze simili. E’ la contraddizione di un certo tipo di cultura. Sostiene un diritto ad essere genitori e non vuole riflettere sulle conseguenze. Considera “diritto” quello dei genitori e ignora come “ diritto” quello del figlio di sapere chi i genitori siano. Sbandiera il “ diritto” di una coppia dello stesso sesso a realizzare una paternità/maternità più che legittima e ignora un altro “ diritto”, quello del bambino ad avere un papà maschio e una mamma femmina. E’ inoltre una cultura altamente censoria. Certo non trova spazio, sui fogli di queste “ rivendicazioni” di diritti civili, la storia di Dawn Stefanowicz, che ha addirittura aperto un sito per pubblicizzare la sua storia raccolta in un libro “ Out from under”. Sottotitolo: La mia vita con un padre gay. Andate a leggere, per chi sa l’inglese:


Qui non si tratta di fare battaglie o di aprire steccati. Si tratta piuttosto di comprendere fino a che punto le possibilità aperte dalle biotecnologie possano spingersi sino a violare quel naturale diritto ad esistere in un certo modo, a nascere in un certo modo, ove per “ certo modo” si intende senza accanimenti terapeutici o tecnologici che aprano a un futuro incontrollabile, un futuro che potrebbe già essere realtà in Paesi e laboratori che non conosciamo. E si tratta in sostanza non per forza di condividere posizioni “ cattoliche” ma di grande buon senso.