giovedì 15 maggio 2014

Matteo e il nuovo


Per Matteo Renzi – lo confesso – non ho avuto subito un’istintiva simpatia. Stimavo Enrico Letta, per la sua intelligenza, la sua cultura e la sua pacatezza. Come a tanti, anche a me la faccenda Letta – Renzi è sembrata congiura di palazzo. Riconosco a Matteo però alcuni carismi e alcuni meriti. E’ simpatico, si fa guardare, si fa ascoltare. L’immagine conta quel che conta, ma conta. D’altronde ne ho sentite a centinaia di queste argomentazioni, specie  nell’avvicendamento dei due papi Benedetto e Francesco. Matteo è concreto, viene dalla politica, è vero ( questo glielo rimprovera sempre Grillo), però conosce i problemi. Li affronta non per salvare se stesso e le sue imprese ( almeno mi sembra) ma per un’ istintiva sollecitudine per la res publica, che - come me - tanti gli riconoscono.

La sua furbizia, inoltre, gli ha giovato non poco. Si è messo a dialogare con Berlusconi, suscitando lo scandalo dei benpensanti ( che mi sembra tanto simile allo scandalo di certi cattolici davanti a papa Francesco). E così ha “ finalmente” smesso di far pensare la sinistra come qualcosa che esiste solo contro Berlusconi. Se penso a un uomo in gamba come Prodi che aveva messo insieme oves set bove et pecora universa, pur di avere due o tre voti più di Silvio! Ricordate l’ineffabile e cattolica Rosi Bindi - non appena insediato Prodi- per compiacere gli alleati “laici” presentò subito la proposta dei DICO, ovvero la legalizzazione delle coppie di fatto. Poi Romano – che ce l’ha messa tutta per far bene – è imploso sotto i colpi dei litigi interni a una coalizione che non poteva reggere e della contestazione di alcuni “ universitari” contro la visita di Benedetto XVI alla Sapienza. Matteo è più furbo. Sarà furbizia politica, lo so, furbizia da consumato attore delle cose, tuttavia sono certo che sta dimostrando che se ti riconosci in uno schieramento progressista non hai bisogno di distruggere Berlusconi ( specie se riconosci che, se Silvio è un avversario, ce ne sono di ben più temibili di lui).

Altro punto stimabile di Matteo è la ministra Stefania Giannini - Pubblica Istruzione – la quale ha avuto – in una recente intervista – un coraggio non da poco. Ha parlato di scuola paritaria, ovvero di quella scuola privata, non statale ( prevalentemente cattolica, ma non solo) che si è adeguata agli standard legislativi e sindacali dello Stato e che perciò ha ottenuto “ la parità”. Contro di essa le ideologie trasversali – di destra e di sinistra – si accaniscono ogni giorno. Molti istituti privati hanno preparato negli anni ottimi studenti, compresi i figli di tanti politici di sinistra che si fidavano di loro più che della scuola di Stato.

Tutto sono gli istituti privati meno che “ diplomifici” di bassa lega. Chi sta e insegna da anni nella scuola statale, come il sottoscritto,  vede ogni giorno proprio in quella scuola tante assurde contraddizioni rispetto alle proclamazioni, specie per quanto riguarda il valore oggettivo degli insegnanti ( di alcuni, ovviamente).

Ebbene, la ministra ha detto che, nel rapporto tra scuola pubblica e paritaria, “vanno superate vecchie incrostazioni ideologiche. Si tratta di scegliere con decisione il modello europeo, cioè la libertà di scelta educativa per le famiglie e gli studenti. Serve un modello integrato, dove un bene pubblico, come l’istruzione, può essere gestito da soggetti diversi”.

Cose dell’altro mondo, dette da un ministro di area PD! E’ l’affermazione più evidente del “ principio di sussidiarietà”, di paternità cattolica. E’ contenuto infatti nella dottrina sociale della Chiesa. Il termine “sussidiarietà” deriva dal latino subsidium, che indica le truppe di riserva; la terminologia militare romana distingue infatti le coorti che combattono sul fronte (nella prima acies) dalle coorti di riserva, che stanno pronte dietro il fronte (le subsidiariae cohortes). La sussidiarietà, applicata alla società, indica l'intervento compensativo e ausiliario degli organismi sociali più grandi – per lo più dello Stato o di istituzioni utilitaristiche organizzate – a favore dei singoli e dei gruppi sociali più piccoli. Al tempo stesso indica che gli organismi privati possono “ sussidiare” lo Stato in alcuni compiti, quando lo Stato non ce la fa. Ma ovviamente richiedono dallo Stato qualche aiuto, anche perché lo fanno risparmiare. Ciò che spiego spesso ai miei alunni ideologicamente più “ accesi” è che lo Stato, finanziando la scuola paritaria, risparmia perché quella scuola gestisce parte del diritto allo studio, che lo Stato da solo non potrebbe ( e inoltre dà lavoro a non pochi). Stessa cosa avviene, per es., per gli ospedali. E’ di qualche giorno fa la notizia che l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti ( Puglia), le cui origini risalgono al 1158, è al collasso perché la regione non paga quel che dovrebbe, in base alle convenzioni. Il Miulli è il quarto ospedale della Puglia, gestito da sempre dalle autorità della diocesi, senza fini di lucro. Ma senza finanziamenti o rimborsi, oppure in caso di ritardi di essi, la sussidiarietà si va a far benedire. E se la scuola privata fa risparmiare uno Stato, figuriamoci quanto questo avvenga nel campo della sanità!

Ebbene, Matteo sembra – per ora – lontano da queste precomprensioni ideologiche che – caduto il grande contenitore del marxismo – hanno sinora caratterizzato gran parte della sinistra italiana. Rimane da vedere quanto reggerà. Questo non è uno spot pubblicitario a  suo favore ( il sottoscritto non sa nemmeno se andrà a votare a fine maggio) ma rappresenta una possibilità di riflessione e di dibattito.

 

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