mercoledì 18 giugno 2014

Ero stanco


Così, dicendo proprio che era stanco del matrimonio, Carlo – in un paese chiamato  Motta Visconti – ha afferrato un taglierino e ha colpito alla gola Maria Cristina, sua moglie, che stava sul divano. Poi è salito un camera al piano di sopra e ha tagliato la gola a Giulia e a Gabriele, i suoi due figli che dormivano.

“ La famiglia era una gabbia, non sopportavo più questa vita”. Parole sue, dette più o meno lucidamente ai carabinieri alle due di notte, dopo soli sei anni di matrimonio. I giornali che hanno fatto? Hanno pubblicato quasi tutti la foto dei due sposi di sei anni fa, vestiti da fichi e sorridenti da favola , con espressione  consuetamente adatta per il fotografo. Chissà, quell’album starà ancora a casa, in quella villetta in cui ha colato – sei anni dopo il matrimonio – un sangue molto simile, perché sangue di madre e di figli.

Quante di quelle foto ho visto nella mia  vita. Ne tengo tante anche in camera. Sposi “ felici”, uniti da me in matrimonio, ragazzi e ragazze che ho preparato al matrimonio, per i quali ho fatto chilometri in moto per raggiungere la chiesa, per i quali mi sono preparato con scrupolo, anche per lasciare l’uditorio ( chiamiamolo laicamente così) soddisfatto di aver partecipato a un sacramento che tutto è meno che una gabbia. E che non fosse una gabbia quante parole ( le mie piccole parole) ho speso per cercare di spiegarlo.

Ma per Carlo era una gabbia. E una gabbia, ovvero sbarre di ferro, intrusi insostenibili della vita, aggressori insopportabili della quiete erano anche i due figli. Ha detto proprio così:” Quando mia moglie-  accoltellata una prima volta , ndr – mi  ha chiesto “perché?”, ho pensato che avrei potuto divorziare, piuttosto che trucidarla”. Ma al magistrato che gli chiedeva “ Ma non poteva dunque divorziare?”, Carlo ha risposto: “ No, col divorzio i figli restano”. Meglio farli fuori, ha detto proprio così.

Ovviamente ha detto anche “ mi ero innamorato di un’altra”. Una giustificazione ci vuole sempre. Come la coppia di canuti benpensanti di Erba che nel 2006 ammazzarono bambino, mamma, nonna e vicina di casa perché davano fastidio. Troppo fastidio e troppo rumore. Le antiche bilance del mercato, infatti, ove si misuravano cosa contro prezzo, non esistono più. Andate a cercarle in qualche mercato, non ci sono più. Ma non ci sono più nella coscienza dell’uomo. Sparite anche da lì.

Che poi Carlo il tagliagola sia andato a vedere la partita dell’Italia e il gol di Balotelli è la cosa che stupisce di meno. E ancor meno stupisce che gli amici abbiamo testimoniato:” Non era per nulla agitato”. Sorprende invece ancora un pochino ( dati tempi e le culture) che la donna di cui il marito “ stanco” si era innamorato abbia dichiarato: “ Ma io non lo amavo! L’ho sempre respinto”. Ha ragione, povera ragazza, anche lei - e mi pare giusto- si deve un po’ salvare dal casino generale.

Che succede nel mondo?

Difficile dirlo. Quando si dice “ non ho parole”, si dice proprio la cosa giusta. Succede quello che papa Francesco, lunedì sera al convegno della diocesi di Roma, ha - come sempre in modo antidogmatico ma efficacissimo – ha avvertito e segnalato come urgenza. . “ Prima di venire qui, sono andato in cucina a prendere un caffè, c’era il cuoco e gli ho detto: “Tu per andare a casa tua di quanto tempo hai bisogno?”; “Di un’ora e mezza…”. Un’ora e mezza! E torna a casa, ci sono i figli, la moglie…. E devono attraversare Roma nel traffico. Spesso capita a tutti noi di sentirci soli così. Di sentirci addosso un peso che ci schiaccia, e ci domandiamo: ma questa è vita? Sorge nel nostro cuore la domanda: come facciamo perché i nostri figli, i nostri ragazzi, possano dare un senso alla loro vita? Perché anche loro avvertono che questo nostro modo di vivere a volte è disumano, e non sanno quale direzione prendere affinché la vita sia bella, e la mattina siano contenti di alzarsi.”

L’unica lieve differenza è che Maria Cristina, Giulia e Gabriele non si sono più alzati.

E ha aggiunto: “Faccio sempre una domanda: “E tu hai tempo per giocare con i tuoi figli?”. E tante volte sento dal papà: “Ma, Padre, io quando vado a lavorare alla mattina, loro dormono, e quanto torno, alla sera, sono a letto, dormono”. Questa non è vita!”

Ma qui andiamo anche oltre. Oltre il confine di una vita che non è vita. Qualcuno dirà: siamo nella pazzia. Tendo a non crederlo. Siamo in quella che Sandro Spinsanti, un grande bioetico, chiamava la malattia della “ normosi”. La normalità che non piace. Che alimenta il desiderio dell’estremo, del proibito, dell’insano, perché così fan tutti.. e che facilmente si trasforma in follia. Ma un folle criminale, in genere, dice e racconti le cose che ha fatto in un certo modo. Carlo invece era “ tranquillo”, poiché era semplicemente “ stanco”.

Forse avviene quello che la sociologa francese Irène Théry ha efficacemente denominato démariage, cioè dematrimonializzazione.

Avviene l’agonia del «matrimonio », che porta irresistibilmente con sé il dilagare di una crisi demografica, della cui gravità solo ora, e a fatica, l’opinione pubblica comincia a prendere coscienza.

Avviene forse anche che l’individualismo che caratterizza le società secolarizzate consente che si dia al matrimonio (istituto eminentemente relazionale e di conseguenza radicalmente anti-individualista) un rilievo residuale, tutt’al più simbolico, di minima valenza sociale.

Il matrimonio – e in genere lo stare insieme – stanca. Siamo ben al di là dell’avere sbagliato marito o moglie. Siamo al quasi totale rifiuto dell’impegno, siamo al disprezzo della donna e del frutto del suo ( e del tuo) grembo. Siamo alla totale insignificanza della parola data. Siamo, in poche parole, alla frutta.

Siamo in una drammatica crisi morale, di fronte alla quale gli 80 euro in più in busta paga ( che ho ricevuto anch’io) producono l’amara consapevolezza che si possa arrivare a pensare che il problema sia solo che abbiamo pochi soldi e meno soldi e di conseguenza consumiamo di meno.

Siamo a qualcosa che occorre affrontare insieme tutti, senza moralismi e senza dividerci in chi la pensa in modo religioso e chi senza. Siamo all’emergenza educativa. Da credente – parafrasando anche la fiction di Elena Sofia Ricci – dico: che Dio ci aiuti

      

 

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