venerdì 29 agosto 2014

Un'estate al mare


Non l’ho passata tutta al mare ma la canzone del mitico Battiato mi dà la partenza per alcune considerazioni. Al mare ( in spiaggia libera e senza ombrellone) se vuoi resistere al fuoco divoratore o ti metti chili di crema o passeggi e leggi. Come ti può sfuggire la notizia del nuovo romanzo di Erica Jong, la scrittrice americana che sbancò gli incassi con “ Paura di volare” nel 1973? Era un romanzo tra l’erotico e il femminista ( due cose non accostabili),nel quale in sostanza Erica diceva che amare così, come ti capita e per giunta per trovare il tuo poso di donna nel mondo accademico, era cosa buona e giusta. La filosofia di fondo è la stessa del celebre film “ Whatever works” ( “ Basta che funzioni”) di Woody Allen, nella cui vicenda basta – appunto – il principio del “ funzionamento”: etero, omo, con uno o una di trent’anni più di te o meno di te. Ma che importa? Basta che sei “ felice” ( mitica e scontatissima parola che funziona, quella si, da imbuto di ogni stranezza candida ti venga in mente).

Ebbene Erica Jong ha dichiarato qualche giorno fa che ora ha capito che il matrimonio è prezioso e rivela che ha appena celebrato le nozze d’argento. Si appresta adesso a scrivere “ Paura di morire”, romanzo che lei stessa definisce della maturità. In realtà sembra che sia un modo per dire che non ha paura di morire proprio perché si tratta di una  donna simile a quella del romanzo precedente la quale , pur andando in giro a cercare avventurette guidate da fantasie, poi desiste perché si accorge che ama suo marito. Incredibile! Che reazionaria! Che infelice! Ha avuto l’ardire di riabilitare la vita a due e non solo. Ha anche detto di sé: “ Ho detto tante cose terribili, ma ero giovane e cinica”. Questo poi! Dire a un giovane che ha bisogno di farsi un equilibrio, di costruirselo ogni giorno e che – nel cammino di integrazione con se stesso – il valore fedeltà è importante. E insieme la speranza di farcela. “ Non lasciatevi rubare la speranza”, ripete ovunque un uomo vestito di bianco che si fa chiamare Francesco.

Nessuna soddisfazione ( e ci mancherebbe), solo amarissime considerazioni a leggere che un comitato di indagine ha scoperto che nella città inglese di Rotherham che dal 1997 al 2014 ci sono stati abusi su 1400 minori. Orge, silenzi, omertà, scrive il rapporto. Una trama sconcertante nella quale per sedici e più anni quasi tutti hanno fatto finta di niente. Letteralmente si dice che si sarebbe potuto “ scoperchiare il pentolone” per tempo e nessuno lo ha fatto. Ma il regno di Gran Bretagna non è quello dove un cardinale, precisamente Keith O Brien di Edimburgo, è stato costretto alle immediate dimissioni da Benedetto XVI, sulla base di semplici accuse di tre preti, abusati quando erano giovani seminaristi, e gli è stato impedito di partecipare al conclave di un anno e mezzo fa?  Da un po’ di tempo, vivaddio, di pedofilia dei preti o dei vescovi si parla meno. Primo perché è la chiesa stessa che ne parla per prima, scoperchiando i suoi pentoloni e usando un rigore santo verso chi si macchia. Secondo, perché i giornali hanno “ finalmente” scoperto che la pedofilia non è lo sport nazionale del clero, essendo una drammatica depravazione di una cultura che ha rimesso di nuovo i bambini al centro di morbose attenzioni, contemporaneamente all’averne fatto non soggetti per la formazione – come fa la gran parte della chiesa insieme ad altre istituzioni – ma fenomeni da baraccone, da successo, come in certi programmi tv in cui vengono svenduti con la promessa di una brillante carriera.

Più tragica è invece la faccenda del risorto califfato di Al Baghdadi, leader dell’Isis, che ha rimesso in piedi ( alla faccia del rinnovamento) un’istituzione - il califfato – scomparsa nel mondo islamico addirittura nel 1924, grazie alle riforme di Ataturk, presidente della prima repubblica di Turchia. Tragica perché ora è più difficile parlare con un amico musulmano, anche perché vedi la sua sofferenza in volto, comprendi che ti vuol dire che l’islam non è quello e tu – se sei normale – non ne profitti per crocifiggerlo. L’ideologia del nuovo “ califfato”  è : distruggete tutti gli infedeli. Come ha messo in luce,  da maestro, Massimo Introvigne, i guerriglieri dell’Isis, che sono sunniti, vogliono anzitutto distruggere tutti gli sciiti, già minoranza nel mondo musulmano e insieme i cristiani. Il massacro è dunque in primo piano contro altri musulmani, se non altro perché sono di più nel mondo orientale e poi contro i cristiani che già faticano sangue e sudore a rimanere in terre ormai islamizzate ma originariamente cristiane, perché in quelle terre è nato l’ebreo Gesù. Sono armatissimi, hanno l’oro nero, hanno prosciugato le banche irachene, addirittura impongono il pizzo ai commercianti pur di arricchire e avanzare. Chi ricorda più gli appelli del cuore tremolante di san Giovanni Paolo II: “ Lasciate stare l’Iraq!” Fatto fuori Saddam Hussein, dopo un breve interregno di confusione, ecco chi risorge al suo posto. Ed ecco di nuovo – da Obama a Renzi – che ci spiegano che senza le armi non li possiamo fermare. In questa strategia che facciamo fatica a seguire, nel tentativo difficile di farci un’opinione su come reagire, brilla come rugiada la delicatezza di Ronald Lauder, presidente del Congresso ebraico mondiale. Un coraggioso e aperto figlio di Abramo, che scrive: “ Perché il mondo tace mentre i cristiani sono sterminati?”. “ Poche proteste si levarono sulle campagne di epurazione naziste del 1930 prima che fosse troppo tardi e,come allora, il silenzio di oggi è altrettanto assordante”. “ Decapitano bambini e mettono la loro testa su bastoni. Per ogni nuovo bambino ucciso, altre madri violentate e uccise e i padri impiccati. Ora, dove sono le proteste? Dove sono le grandi manifestazioni di massa con i cartelli e gli slogan urlati? Dov’è la rabbia e lo sdegno?”. Grazie a Ronald Lauder per questa franchezza controcorrente. Grazie a chi prega e digiuna e vuol bene. Grazie a chiunque ami così tanto Dio da diventare limpido operatore di pace.