giovedì 13 novembre 2014

Riforma vera


Papa Francesco la riforma della Chiesa la sta facendo davvero. E – come è avvenuto e avviene in ogni riforma – sono spuntati ( da tempo)  i suoi nemici. Vogliamo dire avversari, per indorare la pillola? E diciamolo!

Ma chi sono questi avversari? Per capire chi è che ti avversa o ti affidi alla valutazione morale o rifletti con profondità sui contenuti. Quanto alla prima, l’invidia – penso – è il peggiore dei sette vizi capitali. E’ capace di far calare l’oscurità anche su un’ottima intelligenza. La quale intelligenza, se non tarlata dall’invidia, dovrebbe essere contenta dell’affetto che la gente ha verso il Papa, perché è affetto verso la fede e verso la Chiesa. Dovrebbe gioire che sui giornali i cristiani non vengano più tanto sistematicamente attaccati sempre sulle solite cose, facendo di un fiammifero un principio di incendio. E’ vero che Gesù ha detto   guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi” ( Lc 6,36). Ma non mi risulta abbia detto: fate di tutto per far parlare male di voi e per farvi ridere dietro!

Se invece si riflette sui contenuti la questione dell’avversità diventa più delicata ma anche comprensibile. Francesco ha una grande chiarezza espositiva. Parla con semplicità, con profondità, non teme di chiamare le cose con il loro nome. Se deve dire che un cristiano non è tale per occupare spazi di potere lo dice e basta. Se vuol dire che un vescovo non deve andare in giro bardato come a carnevale, mettendo avanti più la sua vanità che la sua capacità comunicativa, lo dice e punto. Se deve dire ai vescovi: non ordinate preti indegni( magari cacciati da altri seminari)  solo perché i preti vi mancano, glielo dice e gliel’ha detto! Ecco dunque spiegata la prima avversità. C’è tutta una corrente ecclesiastica che teorizza ( magari non in modo codificato) che si debba dire e non dire, parlare e tacere, dire tutto e il contrario di tutto. Ricordo – un ricordo piccolissimo perché riguarda uno come me – che quando in un’omelia dissi che anch’io avevo certe tentazioni e che era normale averle in una sana umanità, una signora ( in gamba) venne subito a rimproverami di averlo detto perché così davo la sensazione di essere un debole, cosa quanto mai sconveniente per un prete. La signora era in buona  fede, ma quanto lo siano i teorici della comunicazione criptata, su questo ho seri dubbi. Quello che dice il Papa apertis verbis lo dicevano tanti sinceri credenti ma tante cose prima non si potevano dire! E qui mi fermo.

Francesco vive in modo normale. Abita in un appartamento di 70 mq, scende dalla papamobile e beve il mate, ha una predilezione per i deboli, che non sono necessariamente i poveri di finanze ma anche i non protetti, i non raccomandati, quelli che lottano per la giustizia senza ottenerla. E’ più facile che incontri e si prenda a cuore volentieri di una situazione in cui una persona senza appoggi rischi di rimanere schiacciata che non di situazioni ordinarie. E’ più facile che telefoni e inviti a santa Marta una mamma che ha perso il figlio o un gruppo di ragazzi di una parrocchia che non si attardi con illustri personaggi che il cerimoniale gli impone. Personalmente ( lo dirò con chiarezza al momento opportuno) ho fatto anche io esperienza di questa sua benevolenza. Ecco la seconda avversità. Un Papa che vive così non è – dicono o pensano alcuni – secondo la tradizione. Quale tradizione? Quella dei potenti, ovviamente,  quella di chi non vuol cambiare alcunché perché ha paura che – avvicinandosi troppo i “ poveri” alle stanze del potere  – avvengano troppe involuzioni e rivoluzioni che – si sa – fanno sempre paura a chi gode privilegi e non “ diritti”. E’ una mentalità, uno stile. Chi ha sempre vissuto come un principe o come un potente vede come fumo negli occhi l’esempio di un potente che si libera e si scioglie da certi abbracci. 

Francesco dialoga. Il dià – lògos è il contrario del mono – lògos. Chi dialoga si espone, deve mettere da parte la paura del crollo delle sue ideologie( non della fede). Spesso la fede si trasforma in ideologia perché difende non Cristo e l’uomo ma principi inveterati, tradizioni umane che – per essere state per tanto tempo intoccate – sono ritenute vangelo. Chi dialoga è vulnerabile, è vero. Chi dialoga deve essere preparato anzitutto ( ecco perché tanti preti appena usciti dal seminario non dialogano, perché sono clericali ma del tutto ignoranti). Chi dialoga deve essere riconciliato con se stesso, uomo di pace, che rifugge dall’attacco, dalla sciabolata, dalla violenza verbale. Non pochi credenti hanno la mentalità dell’aspirapolvere: meglio risucchiare tutto, la sporcizia e insieme magari una perla preziosa caduta a terra, invece che la pazienza del discernimento, dell’ascolto, della difesa paziente e ragionevole della verità.  Tanti cristiani sono convinti dell’immutabilità di certi principi umani perché è a quei principi e non alla grazia di Cristo che attribuiscono il futuro della fede. Certo, è fastidioso essere contraddetti ma ne viene spesso insieme la benefica sensazione di essere entrati in un ambiente buio ove mai nessuno era entrato. Quanti infatti non hanno incontrato Cristo non per loro responsabilità! E quanti hanno per anni pensato che il loro mondo fosse lontano da Cristo solo perché non il Vangelo gli era stato offerto male, o per imposizione o chiamando vangelo alcune fragilissime norme etiche.
Gesù non ha fatto diversamente. Ha parlato con semplicità eppure ha detto chiaramente che non a tutti era dato di capire. Chi non lo capiva e lo disapprovava erano sadducei e farisei, ovvero credenti salottieri e credenti rigidi. La sua sentenza di condanna è stata emessa da un pagano ma è stata preparata negli ambienti ecclesiastici del Sinedrio di Gerusalemme. La storia si ripete, non sempre ma, in alcuni casi, con cristallina continuità.

4 commenti:

  1. Paolo, nelle tue parole riconosco lo spirito della persona che ho sempre ammirato e stimato. E che mi ha insegnato che cosa vuol dire ascolto e accoglienza.

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    1. Grazie Paola della tua benevolenza, che mi dà coraggio

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  2. Don Paolo, le si può scrivere anche in privato? Saluti.

    Luigi

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  3. Si, certo, la mia mail è p.tammi@tiscali.it

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