martedì 4 novembre 2014

Sinodo e paure


E’ stato il sinodo delle novità ma anche delle paure. Il recente sinodo straordinario sulla famiglia, convocato da papa Francesco ad ottobre, è partito col pessimo carburante delle paure. Paure ben poco giustificate già in una corretta visione di fede, che ininterrottamente ricorda come queste assemblee hanno una speciale “ tutela” dall’alto. Paure ancor meno comprensibili se si pensa che tutto il “ timore” veniva dalla relazione del card. Walter Kasper, fatta al concistoro straordinario dei cardinali il 20 e 21 febbraio 2014. Il Papa gli aveva affidato uno specifico rapporto sullo stato della famiglia nel mondo e in occidente e anche ( e non solo) sulle possibilità di apertura, o meglio di più ampia considerazione – dal punto di vista della dottrina morale della Chiesa – rispetto a situazioni, ritenute ( allora ed anche ora) non regolari, di famiglie non legate dal sacramento del matrimonio. Certe persone nella Chiesa hanno subito reagito come quando il parroco nella comunità comincia a prospettare l’idea che si cambi orario alle Messe domenicali o che si cambi l’età del catechismo o ancora che si rifaccia una parte della Chiesa togliendo qualche antico dipinto ritenuto più “ sacro” dell’altare o del tabernacolo.

Sullo sfondo, come sempre, l’antipatia di alcuni per papa Francesco. Per i consueti motivi: Francesco parla chiaro, ascolta la gente, ha un buon rapporto col mondo laico, senza ingrugnimenti , stoccate, colpi bassi ( che tanti personaggi nella Chiesa ancora usano credendo così di difendere la verità). Francesco  non è dogmatico ( nel senso che sa distinguere dottrina rivelata da Dio da dottrina umana, cosa che è molto chiara alla coscienza cattolica ma che molti dimenticano sistematicamente), non è clericale, parla a braccio, perciò stesso è ritenuto imprudente ma nella sua “ imprudenza”, da buon gesuita, sa quel che dice e sa come dirlo. La scure di cardinali contrari o, come dicono alcuni, di cardinali “pentiti” di Francesco, come pure di giornalisti cattolici di tutto rispetto, come Socci o di laici nostalgici di altri pontificati, come Ferrara, o piacevolmente polemici, come Magister, si è abbattuta sul sinodo, cercando di falciare ovunque. E’ stato detto di tutto: che l’informazione data dalla sala stampa era pilotata, che la discussione non era libera, che Francesco passava i “ pizzini” al cardinale Erdo ( relatore generale al sinodo) , che la barca della Chiesa era senza timone, fino ad arrivare ( chissà come mai, proprio in un contesto simile) all’uscita di un libro che sostiene addirittura l’invalidità canonica dell’elezione di papa Francesco ( raccontando – in palese violazione del grave obbligo del segreto – cose che sarebbero avvenute in Conclave).

Il sinodo non ha cambiato nulla, dal punto di vista della dottrina morale. Era un sinodo straordinario e -  per giunta – ogni sinodo è consultivo. Far parlare i padri sinodali, tra i quali molte coppie di laici sposati, è stato un gesto che ha fatto paura solo ad alcuni. Se dialogare fa paura c’è da chiedersi cosa sia la verità. Che cos’è una verità che non dialoga? Che cosa è una verità che non guarda con il cuore pacificato ad un mondo ( fatto di gente normalissima) che non riesce a stare sempre – e non sempre per cattiva volontà – sui binari di regole definite? E’ la verità dei farisei, che “ filtrano il moscerino e ingoiano il cammello” ( Mt 23,24).

Che cosa è una verità che non si confronta ogni giorno con l’esperienza? L’esperienza di tanti che stanno insieme, non hanno perso la fede, sono attraversati dalle normali crisi di fede e di appartenenza alla Chiesa, che tutti abbiamo passato, eppure non negano Dio né negano l’importanza e l’autorevolezza della Chiesa stessa e la sua capacità educativa. Ci portano i loro figli, spesso li accompagnano in chiesa ma non possono accostarsi ai sacramenti. E’ frequente che uno dei due soffra per questo e riconosca anche l’errore che lo ha fatto cadere ma ora chieda se non la sanazione della sua situazione ( impossibile spesso sul piano giuridico) almeno la misericordia per poter vivere una vita con i segni della fede, che diciamo tutti essere indispensabili. Tanti sacerdoti che non stavano al sinodo hanno già imboccato la via di una comprensione  che nulla toglie alla sanità e alla saldezza della dottrina.

Il sinodo – lo ripeto – non ha modificato la dottrina della Chiesa. Non quella sull’indissolubilità del matrimonio valido, che la Chiesa non può cambiare perché viene dal Vangelo. Non ha deciso di dare la Comunione a tutti, senza discernimento. Basta un briciolo di esperienza e di mente pensante per sapere che ci sono coppie con unioni irregolari che non chiedono alcun accostamento ai sacramenti e non hanno alcuna intenzione di percorrere cammini di fede o di conversione. Questo avviene anche ( e spessissimo) in coppie regolarmente unite dal matrimonio sacramentale. Non a questi si rivolgevano i tentativi di parte del sinodo, come se la Comunione fosse una pastiglia Valda da somministrare ai primi sintomi di spiritualità. Si è parlato solo ed esclusivamente di quelle coppie o persone che hanno o in prevalenza subito o anche parzialmente contribuito al fallimento di un’unione valida ma che desiderano continuare un cammino di fede e per giunta in un contesto di ammissione delle proprie responsabilità, che può passare solo da una direzione spirituale o dalla Confessione. Un parroco conosce molto bene decine di queste situazioni, molto più di polemisti cattolici o cripto- cattolici che riempiono i loro blog di offese, quando non di bugie.

Il sinodo non ha detto che le unioni omosessuali siano pari a quelle eterosessuali. Quando mai e dove? Ma è opportuno non dimenticare che le persone che sono in questa condizione necessitano di un’attenzione che è anzitutto accoglienza e, in secondo luogo anche se non sempre, può portare a modificare alcune scelte. Questa infatti è la conversione, anche laicamente. Rivedere se stessi alla luce di Dio e della propria coscienza, una cosa ben diversa dalla manifestazione in piazza dei propri diritti e dei propri orgogli.

La storia – molto poco conosciuta da alcuni – è maestra anche in questo. Antoine Arnauld, vissuto nel Seicento, era un sacerdote giansenista, seguace fermissimo di una teoria rigorista sul piano della morale e dei sacramenti. Un suo scritto “De la fréquente communion” ( La Comunione frequente) sosteneva che l'Eucaristia è un premio per i santi, non un rimedio per chi è debole: l'eccessiva frequenza alla comunione è causa di gravi danni. Tale teoria fu condannata già nella seconda metà del Seicento dal papa Innocenzo X. L’ossessione di una Chiesa di perfetti torna spesso e, ogni volta che qualcuno ( vedi papa Francesco) comunica l’immagine di una barca che fa salire i più affaticati, per sfamarli anzitutto e poi rimetterli in sesto anche nell’anima, c’è sempre una reazione in nome della tradizione, interpretata spesso senza contatto con l’esistenza. Che non capiti ai “ giusti” di sentirsi troppo dire quel che dice Gesù nel Vangelo di oggi “Vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena». ( Lc 14,24)

 

 

 

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